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La legge francese del 5 giugno 1875 sul regime delle prigioni dipartimentali parla, agli articoli 1, 2 e 3, di “carcerazione individuale” («emprisonnement individuel»). In altri termini, il legislatore francese dell’epoca aveva prefigurato una situazione in cui ogni detenuto avesse la sua cella. Naturalmente, consapevole che tale obiettivo non poteva essere raggiunto da un giorno all’altro, egli aveva altresì previsto, all’art. 8, che il nuovo regime penitenziario sarebbe stato appliccato «au fur et à mesure de la transformation des prisons» (di pari passo con la trasformazione delle carceri).
Sono ormai passati 140 anni, tuttavia, e il principio dell’emprisonnement individuel (o, più correttamente, «encellulement individuel»non è mai stato applicato. Forse, però, qualcosa sta per cambiare.
Il Ministro della Giustizia francese Jean-Jacques Urvoas, infatti, ha recentemente manifestato, in un rapporto depositato al Parlamento e presentato in occasione di una visita al carcere di Fresnes (Val-de-Marne), il proposito di attuare finalmente tale principio.

«Non è più comprensibile che noi siamo incapaci di applicare questo principio», ha dichiarato Urvoas. In effetti, la situazione delle carceri francesi è tutt’altro che rosea. Basti pensare che, secondo una ricerca condotta da Pierre-Victor Tournier (riportata da Le Point), al primo agosto 2016 si contavano ben 12.589 detenuti sovrannumerarî. Ma non si tratta solo di una questione di numeri: «i detenuti si ammucchiano a due, talvolta a tre, su di un materasso a terra, in celle concepite per una sola persona», scrive L’Express.
L’idea di attuare l’emprisonnement individuel era stata ripresa già nel 2014 dal contrôleur général des prisons che, in un rapporto, riteneva tale principo «essenziale per la dignità delle persone detenute ma anche fondamentale per la prevenzione della recidiva». «L’encellulement individuel», continuava il Contrôleur «è volto ad offrire, ad ogni detenuto, uno spazio ove sia protetto dagli altri e dove possa così preservare la sua intimità e sottrarsi, in tale luogo, alle violenze ed alle minacce dei rapporti sociali in prigione. L’encellulement individuel è una garanzia del reinserimento e concorre al carattere effettivo dei diritti fondamentali».
Nel rapporto del 2016 il Ministro, però, riconosce come - dal punto di vista beceramente politico - «l’obiettivo del reinserimento» non è bastato, da solo, a giustificare l’attuazione del principio della carcerazione individuale (che richiede una notevole spesa). A rendere oggi indefettibile la realizzazione del suddetto principio, però, sono – secondo Urvoas – le condizioni di detenzione delle persone coinvolte in un “dossier terroriste”, che renderebbero infatti necessaria la detenzione individuale al fine di evitare il proselitismo dell'islamismo radicale. Secondo il rapporto, peraltro, la previsione di celle individuali potrebbe servire a meglio gestire alcune situazioni particolari (ad es. detenuti con tentazioni suicide).
Si tratta comunque di un progetto a lungo termine e che, stando alle stime del Ministro, dovrebbe giungere a completa realizzazione solo nel 2025, anno entro il quale dovrebbero essere predisposte tra le 10.309 e le 16.143 nuove celle.

Per leggere l’intero rapporto, una sintesi dello stesso e il discorso tenuto dal Ministro durante la conferenza stampa clicca qui
Per il testo della legge del 1875 clicca qui
Per il rapporto del contrôleur général des prisons del 2014 clicca qui

Per una sintesi giornalistica della questione, si segnalano altresì gli articoli di Le Monde (clicca qui), Nouvel observateur (clicca qui), L'Express (clicca qui) e Le Point (clicca qui).

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